citazioni · identità · razzismo

Patria? Una citazione

Non tutti hanno avuto gli stessi motivi per abbandonare la loro patria e cercarne un’altra: alcuni, sfuggiti alla distruzione della loro città e alle armi nemiche e spogliati dei loro beni, si volsero ai territori altrui; altri furono cacciati da lotte intestine; altri furono costretti a emigrare per alleggerire il peso di un’eccessiva densità di popolazione; altri ancora sono stati cacciati dalla pestilenza o dai frequenti terremoti o da altri intollerabili flagelli di una terra infelice, altri, infine, si sono lasciati attirare dalla notizia di una terra fertile e fin troppo decantata.  Ognuno ha lasciato la sua casa per una ragione o per l’altra. Questo, però, è certo: che nessuno è rimasto nel luogo dove è nato. Incessante è il peregrinare dell’uomo. In un mondo così grande ogni giorno qualcosa cambia: si gettano le fondamenta di nuove città, nascono popolazioni con nuovi nomi,via via che si estinguono quelle che c’erano prima o si incorporano con altre più forti. Ma tutti questi spostamenti di popoli che cosa sono se non esili in massa?

() Appunto in un esule ha il suo fondatore l’impero romano, in un profugo che, dopo la conquista della sua patria, portandosi dietro poche reliquie e spinto dalla necessità e dalla paura del vincitore a cercare terre lontane, giunse in Italia. E, in seguito, questo popolo quante colonie non ha fondato in ogni provincia! Dovunque ha vinto il Romano si stabilisce. E per questi cambiamenti di sede si arruolavano volontari e anche il vecchio, lasciati i suoi altari, seguiva i coloni di là dai mari

()Insomma tu non troverai una terra che sia ancora oggi abitata dalla popolazione indigena. Tutte si sono mescolate e incrociate; gli uni si sono succeduti agli altri; questi desiderano ciò che gli altri disprezzano; l’uno è cacciato via da dove aveva cacciato, a sua volta, un altro. Così vuole il destino: che nessuna cosa resti sempre in uno stesso luogo.

Seneca, Consolatio Ad Helviam matrem, Trad. di Nino Marziano

 

 

antropologia · colonialismi

Sacra Coca cola.

I Tzotzil si autodefiniscono “uomini veri”. Appartengono famiglia linguistica Maya e sono tra i gruppi più discriminati del Paese.

Nel sistema religioso Tzotzil c’è una gerarchia sacerdotale legata all’adorazione dei santi cattolici e  un certo numero di  guaritori che hanno il compito di intercedere per gli uomini nel mondo soprannaturale.

La vita cerimoniale della comunità è organizzata attorno ai santi. Un tempo comunicavano con loro bevendo un distillato di mais e canna da zucchero: il “posh”.

Negli anni trenta del novecento i missionari decisero che era un’abitudine insana, causa di alcolismo. Il mais è una pianta fondamentale nell’economia agricola dei Tzotzil, ma il suo valore simbolico non ha impedito ai missionari di ritenere più salutare promuovere altre bevande analcoliche.

Oggi la Coca cola è diventata la nuova bevanda sacra e il diabete è al terzo posto nelle cause di mortalità in Chiapas.

Una tra le zone più povere del Messico, con alti tassi di malnutrizione, è al primo posto nel consumo di questa bibita.

Tutto questo consumo non è solo a fini cerimoniali: l’acqua è quasi un lusso proibito per le comunità locali, che soffrono della sua mancanza, proprio laddove lo stabilimento della Coca cola ne utilizza oltre un milione di litri ogni giorno…

 

 

Fonti: economiahoy.mx – ru.iis.sociales.unam.mx

Immagini da Archivo Fotográfico México Indígena, Repositorio Universitario Digital de Instituto de Investigaciones Sociales de la UNAM

antropologia · citazioni

Uomo, mito e storia

“La differenza principale tra l’uomo delle società arcaiche e tradizionali e l’uomo
delle società moderne, fortemente segnato dal giudeocristianesimo, consiste nel fatto che il primo si sente solidale con il cosmo e con i ritmi cosmici, mentre il secondo si considera solidale solamente con la storia.”
Mircea Eliade, prefazione all’edizione italiana di “Mito e realtà” 
Nel paragrafo “Il terrore della storia”, Eliade inscena un’immaginario confronto di idee tra l’uomo “arcaico o tradizionale”, legato al mito e l’uomo “moderno e storico”:
…È sempre più contestabile, potrebbe notare (l’uomo arcaico), che l’uomo moderno possa
fare la storia. Al contrario, più diventa moderno— cioè sprovvisto di difesa davanti al terrore della storia— e meno ha possibilità di fare, lui, la storia.
Infatti questa storia o si fa da sola (grazie ai germi deposti da azioni che sono avvenute nel passato, molti secoli fa, addirittura millenni fa: citiamo le conseguenze della scoperta dell’agricoltura o della metallurgia, della rivoluzione industriale del secolo xvnr, ecc.), oppure tende a lasciarsi fare da un numero sempre più ristretto di uomini, che non solamente proibiscono alla massa dei loro contemporanei d’intervenire direttamente o indirettamente nella storia che fanno (o che qualcuno fa), ma dispongono inoltre di mezzi sufficienti per obbligare ogni individuo a sopportare da parte sua le conseguenze di questa storia, cioè a vivere immediatamente e senza interruzione questa storia, cioè a vivere immediatamente e senza interruzione nel timore della storia.
La libertà di fare la storia di cui si vanta l’uomo moderno è illusoria per la
quasi totalità del genere umano.
Gli resta tutt’al più la libertà di scegliere tra due possibilità:
1) opporsi alla storia che viene fatta dalla piccolissima minoranza (e
in questo caso la libertà di scegliere tra il suicidio e la
deportazione);
2) rifugiarsi in una esistenza subumana
o nell’evasione.
diario · etnografie della scuola · persone · visioni

Strano chi legge

Come sempre più spesso mi accade, la scuola mi appare come uno specchietto dal quale osservare il mondo. Sto assistendo a lezioni tenute da docenti diversi per età, indole, materia, atteggiamenti. Eppure osservo una costante negli alunni: sostengono di non capire e chiedono spesso le stesse cose simultaneamente o in successione. Dicono di non comprendere “le consegne”, anche un semplice compito affidato. Difficile però sapere se avrebbero capito ascoltando o soffermandosi sul senso delle indicazioni.

In effetti oggi le persone non si incuriosiscono, non si concentrano, non focalizzano, non contestualizzano.

Approvano argomentazioni non lette o prendono per vero tutto ciò che suona loro orecchiabile. Ci sono buone possibilità che questo breve articolo verrà approvato o meno senza essere letto, ma sulla base del titolo o del suo ambiente di pubblicazione.

Anche di fronte a situazioni che non implicano necessariamente prese di posizione, molti preferiscono accorparsi a una tifoseria virtuale, lanciando slogan, piuttosto che approfondire, pensare,  elaborare un’opinione propria.

Sembra che questo atteggiamento passivo-assente, sviluppatosi sui social, abbia contagiato altri media di massa e si sia insinuato nella vita reale.

Curioso pensare come quella che sembra una disperata voglia di appartenenza si risolva in una sorta di alienazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

citazioni

Individuo. Una citazione

Il nostro obiettivo finale è di individuare i procedimenti interpretativi che riescano a mettere in evidenza tutti i tipi di tendenziosità e a screditarne le pretese universalistiche. Solo a questo punto si potrà porre termine in modo formale al diciottesimo secolo e riconoscere ufficialmente la nascita di una nuova era, iniziata molto tempo fa.

L’individuo singolo spogliato della sua umanità è un fondamento concettuale del tutto inutile per delineare un quadro della società umana.

Esistono soltanto esseri umani radicati nella cultura del loro tempo e del loro paese. L’individuo falsamente astratto ha messo purtroppo su una strada sbagliata il pensiero politico occidentale. 

Mary Douglas-Baron Isherwood, Il mondo delle cose

diario · etnografie della scuola

Settembre

Settembre.

L’aria è piena di attesa, malinconia, timore, curiosità per l’inizio della scuola.

Chi studia e sta per iniziare un nuovo ciclo si domanda come sarà la sua quotidianità.

Sta crescendo.

Penne, quaderni e accessori scolastici sono esposti dai mercanti, pronti per essere comprati come segni distintivi di status.

Le tribù dei docenti sono in allarme.  La scuola ha onnipotenti ma temporanei capi esterni che cambiano le regole del gioco in corso. Si scambiano segnali di fumo. Litigano.

Tra i docenti  c’è una tribù seminomade. Anche i suoi membri si domandano del futuro imminente.

Loro però stanno invecchiando.

Arriverà una chiamata che li renderà sedentari per nove mesi, fino al licenziamento. Diverranno disoccupati fino a nuovo incarico (ma continueranno a definirsi ed essere considerati docenti).

Gli anziani delle tribù narrano di un tempo mitico in cui l’istruzione era considerata una benedizione capace di elevare gli spiriti e cambiare il mondo. Poi venne il tempo dell’istruzione come capitale e delle competenze.

La scuola è diventata colonia dell’azienda e deve parlare una lingua non sua: competenze, meritocrazia, alternanza scuola lavoro. Chi studia non deve imparare a pensare, ma ad adattarsi, a rispondere alle richieste di chi lo farà lavorare. Per ora gratis, poi ogni tanto in qualche modo.

Mormorano questi anziani delle tribù. Dicono che il mondo cambia. Quello che l’azienda chiama “formazione al lavoro” è per un lavoro che sta già scomparendo.

Raccontano di uomini e donne non conformi che hanno cambiato il mondo. Altro che competenze standardizzate!

Alcuni  tentano i loro culti sincretici, in un atavico misto di resistenza e magia..

diario

Il pretesto della famiglia

In merito alle ultime polemiche circa la modulistica per richiedere la carta di identità e la presunta dicitura “padre e madre” o genitori o chissà che altro, vorrei solo far notare come la carta di identità NON rechi indicazioni circa i tutori del minore e come questa ennesima bandiera mi ricordi molto la riflessione circa le maldestre mosse inclusive narrate nel testo di Marco Aime “Eccessi di culture”.

Forse dovremmo iniziare a dar meno corda a certi giochetti