citazioni

Individuo. Una citazione

Il nostro obiettivo finale è di individuare i procedimenti interpretativi che riescano a mettere in evidenza tutti i tipi di tendenziosità e a screditarne le pretese universalistiche. Solo a questo punto si potrà porre termine in modo formale al diciottesimo secolo e riconoscere ufficialmente la nascita di una nuova era, iniziata molto tempo fa.

L’individuo singolo spogliato della sua umanità è un fondamento concettuale del tutto inutile per delineare un quadro della società umana.

Esistono soltanto esseri umani radicati nella cultura del loro tempo e del loro paese. L’individuo falsamente astratto ha messo purtroppo su una strada sbagliata il pensiero politico occidentale. 

Mary Douglas-Baron Isherwood, Il mondo delle cose

diario · etnografie della scuola

Settembre

Settembre.

L’aria è piena di attesa, malinconia, timore, curiosità per l’inizio della scuola.

Chi studia e sta per iniziare un nuovo ciclo si domanda come sarà la sua quotidianità.

Sta crescendo.

Penne, quaderni e accessori scolastici sono esposti dai mercanti, pronti per essere comprati come segni distintivi di status.

Le tribù dei docenti sono in allarme.  La scuola ha onnipotenti ma temporanei capi esterni che cambiano le regole del gioco in corso. Si scambiano segnali di fumo. Litigano.

Tra i docenti  c’è una tribù seminomade. Anche i suoi membri si domandano del futuro imminente.

Loro però stanno invecchiando.

Arriverà una chiamata che li renderà sedentari per nove mesi, fino al licenziamento. Diverranno disoccupati fino a nuovo incarico (ma continueranno a definirsi ed essere considerati docenti).

Gli anziani delle tribù narrano di un tempo mitico in cui l’istruzione era considerata una benedizione capace di elevare gli spiriti e cambiare il mondo. Poi venne il tempo dell’istruzione come capitale e delle competenze.

La scuola è diventata colonia dell’azienda e deve parlare una lingua non sua: competenze, meritocrazia, alternanza scuola lavoro. Chi studia non deve imparare a pensare, ma ad adattarsi, a rispondere alle richieste di chi lo farà lavorare. Per ora gratis, poi ogni tanto in qualche modo.

Mormorano questi anziani delle tribù. Dicono che il mondo cambia. Quello che l’azienda chiama “formazione al lavoro” è per un lavoro che sta già scomparendo.

Raccontano di uomini e donne non conformi che hanno cambiato il mondo. Altro che competenze standardizzate!

Alcuni  tentano i loro culti sincretici, in un atavico misto di resistenza e magia..

diario

Il pretesto della famiglia

In merito alle ultime polemiche circa la modulistica per richiedere la carta di identità e la presunta dicitura “padre e madre” o genitori o chissà che altro, vorrei solo far notare come la carta di identità NON rechi indicazioni circa i tutori del minore e come questa ennesima bandiera mi ricordi molto la riflessione circa le maldestre mosse inclusive narrate nel testo di Marco Aime “Eccessi di culture”.

Forse dovremmo iniziare a dar meno corda a certi giochetti

citazioni

Schiavitù,una citazione

In molti paesi la schiavitù dell’Ottocento stava diventando più costosa della mano d’opera salariata: se le cose non fossero andate in questi termini, dubito che la campagna abolizionista sarebbe mai decollata. Nei luoghi dove la situazione era diversa, tutte le argomentazioni sull’amore fraterno, il cristianesimo e la pura umanità non servirono a nulla.

Mary Douglas, Antropologia e simbolismo, p.100

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antropologia · corpi · cultura · emozioni

La paura

“L’uso delle piante e il suo legame con il sacro: la cura del lo spavento della signora Cirila Acevedo Echeveste a San Miguel Xicalco, D.F.”, 16 luglio 2012.

Autore Mario Sergio Morales Montoya

Per la serie “tutto il mondo è paese”, ecco una variante messicana dei nostri “chiddri chi tagghiavanu lu scantu” e delle varianti regionali italiane:

 

diario · visioni

Diffido

 

Dinnanzi alle migrazioni e il modo di reagirvi io diffido.

Diffido di questa compulsione agli slogan dei “buoni” e a quelli dei “cattivi”.

Sono convinta che la vera cura ricostituente miracolosa dei fascismi sia stata proprio questa: l’evidente ipocrisia dei buoni. Coloro che gridano all’abolizione dello schiavismo e di fatto pongono esseri umani in condizioni di totale balia altrui, senza neppure il tetto che veniva garantito agli schiavi. Coloro che hanno reso il sogno cooperativo il regno dello sfruttamento.

Così come mi insospettisco quando sento parlare della “forza delle donne”, ben sapendo quanto questo legittimi il sovraccaricarle e il considerarle una categoria generale invece che tante soggettività, oggi mi insospettisco quando sento parlare generalmente di essere umani o no. Tanto per i cattivi quanto per i buoni.

“Prima gli italiani”, gridano i furbi, forti della colpa dei “buoni”.

L’analisi più oggettiva di questa frase monca mi pare quella grammaticale, laddove quella logica e quella del periodo sono impossibili causa mancanza – guarda caso – del predicato, ovvero dell’azione.

Dunque:

Prima: avverbio di tempo

Gli: articolo determinativo maschile plurale

Italiani: sostantivo di tipo concreto, maschile plurale, tassonomia etnica.

italiani

La frase monca mi frana sul sostantivo. L’italianità è  qualcosa di concreto, che si tocca? Esiste il gruppo etnico italiano? Chi sono gli italiani? Coloro che hanno la cittadinanza? Chi ci è nato? Chi ci vive? Chi dovrebbe riconoscersi in una lingua e una storia così complessa?

Forse Paolo Mantegazza, fisiologo, antropologo, etnografo, che partecipò attivamente al Risorgimento, può venirci in aiuto. Agli albori dell’antropologia italiana  tentò un censimento dei vari gruppi etnici che formavano quella che oggi chiamiamo Italia. A lui si debbono la Raccolta di materiali per l’etnologia italiana (1871), l’Inchiesta sulle superstizioni in Italia (1887), il concorso per tracciare la carta etnografica d’Italia (1895). Si trattava di classificazioni di tipo evoluzionista, tardo-ottocentesche, allorquando il pensiero di Darwin sembrò poter dare tutte le risposte. Sono, per intenderci, gli stessi anni di Lombroso. Trovare la matrice comune dei popoli italiani, è stata l’ossessione di studiosi fino agli anni settanta dell’ottocento, dopo si sono dedicati alle diversità. Uno dei progetti  è la “Raccolta di Materiali per l’Etnologia italiana”, nel 1871 di Mantegazza, Lombroso, Schiff e Arturo Zanetti.

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Paolo Mantegazza(1831-1910)

Non a caso cito l’alba dell’antropologia italiana, allorquando gli antropologi erano quasi tutti medici e la convinzione era quella di studiare la specie uomo e le sue razze e il modo di creare una società nazione. Lo stesso Mantegazza militò nella destra storica ma è personaggio di ben altro spessore di quelli che oggi dovrebbero risolvere e gestire le grandi questioni della società.

Attualmente antichi retaggi decontestualizzati e incorporati sembrano animare sia i buoni che i cattivi. Allora era chiara l’esistenza di una cultura dominante e di gran parte della popolazione esclusa.

Oggi si generalizza talmente spesso da non cogliere sottigliezze come la classe, il genere, lo status.

Dunque io diffido.

Diffido degli economisti, della finanza, dello spread, del modo bidimensionale e social di interpretare le domande.

Abbiamo fatti: migrazioni (qualcuno ha riscontri di qualsiasi tipo che avvalorino l’idea delirante del blocco di fenomeni del genere?), diseguaglianze sempre più enormi (ben più che nella preistoria, nel Medioevo, ecc), egemonie culturali deprivate di spessore.

Voglio contesti, approfondimenti, azioni personalizzate.

Non esistono meriti nel nascere in un luogo o una condizione. Non esistono ricchissimi senza poverissimi.

Voglio persone, non personaggi.

 

 

diario

I Mu gu gnon

C’è una grande tribù patriarcale che ha perso il contatto con la civiltà.

Le indagini linguistiche, genetiche, antropologiche non vengono a capo della provenienza specifica dei vari clan. Ogni volta qualcosa non torna.

Sarà per la peculiarità dei suoi membri. Pare infatti che invece del noto dono che vincola ciascuno trasferisca un giudizio che vincola il ricevente ad emetterne un altro verso un terzo e così via. Il guaritore parlerà del maestro, giudicando un lavoro del quale non conosce dinamiche, regole e magie e lo stesso farà il maestro nei confronti del mercante, che a sua volta giudicherà il contadino. Il circuito di scambi coinvolge l’intera società in un perenne borbottio.

L’efficienza di questa inerzia è sorprendente..