antropologia · citazioni

Uomo, mito e storia

“La differenza principale tra l’uomo delle società arcaiche e tradizionali e l’uomo
delle società moderne, fortemente segnato dal giudeocristianesimo, consiste nel fatto che il primo si sente solidale con il cosmo e con i ritmi cosmici, mentre il secondo si considera solidale solamente con la storia.”
Mircea Eliade, prefazione all’edizione italiana di “Mito e realtà” 
Nel paragrafo “Il terrore della storia”, Eliade inscena un’immaginario confronto di idee tra l’uomo “arcaico o tradizionale”, legato al mito e l’uomo “moderno e storico”:
…È sempre più contestabile, potrebbe notare (l’uomo arcaico), che l’uomo moderno possa
fare la storia. Al contrario, più diventa moderno— cioè sprovvisto di difesa davanti al terrore della storia— e meno ha possibilità di fare, lui, la storia.
Infatti questa storia o si fa da sola (grazie ai germi deposti da azioni che sono avvenute nel passato, molti secoli fa, addirittura millenni fa: citiamo le conseguenze della scoperta dell’agricoltura o della metallurgia, della rivoluzione industriale del secolo xvnr, ecc.), oppure tende a lasciarsi fare da un numero sempre più ristretto di uomini, che non solamente proibiscono alla massa dei loro contemporanei d’intervenire direttamente o indirettamente nella storia che fanno (o che qualcuno fa), ma dispongono inoltre di mezzi sufficienti per obbligare ogni individuo a sopportare da parte sua le conseguenze di questa storia, cioè a vivere immediatamente e senza interruzione questa storia, cioè a vivere immediatamente e senza interruzione nel timore della storia.
La libertà di fare la storia di cui si vanta l’uomo moderno è illusoria per la
quasi totalità del genere umano.
Gli resta tutt’al più la libertà di scegliere tra due possibilità:
1) opporsi alla storia che viene fatta dalla piccolissima minoranza (e
in questo caso la libertà di scegliere tra il suicidio e la
deportazione);
2) rifugiarsi in una esistenza subumana
o nell’evasione.
Annunci